Ti osservo da lontano
Ti osservo da lontano, seduto sotto un pesco:
acquamarina pura che io bramo possedere
sono gli occhi tuoi, colibrì danzanti curiosi impertinenti;
dell'aria la magia non mi stanco di vedere:
da te lo sguardo mio a distogliere non riesco.
Ma all'improvviso colorati petali e lacrimose gocce
dal cielo tristo e greve con costanza planano
e, turbinosi, su questa terra scura
si posano
con gentil violenza urtan queste rocce.
Tu ti alzi e ti allontani tra le foglie
all'improvviso; si rompe l'incantesimo
che univa il dolce amore mio alle tue voglie.
Se anche solo per un attimo ti ho creduto mio
la pioggia ora cancella la debole speranza
e annego in un singhiozzo: tutto lascio all'oblio.
La coscienza dell'essere perduto
La coscienza dell'essere perduto
...Rabbia si infrange sulla riva di finta indifferenza, indurendo i lineamenti, dilaniando l'anima...
In me c'è solo la voglia di scappare, di cavalcare al galoppo attraverso spazi infiniti, di assaporare la dolcezza della libertà e l'aroma pungente del vivere selvaggio.
Lascio la stanza, lascio il computer, la pagina aperta su una delle mie valvole di sfogo. Mio padre, duro di voce e di sguardo, mi ha chiesto di uscire, deve spostare degli oggetti, ha bisogno di spazio. Anch'io.
La rabbia monta dentro di me per il tono di questa richiesta (tono astioso, tono teso, tono innaturale), si agita, turbina, si fonde, sconquassa, squarcia, brucia. Non voglio lasciare la mia oasi nemmeno per qualche minuto.
Ho paura. Ho paura perché ho capito. Io ho perso la capacità di provare emozioni e sentimenti. È grave, e lo so. Sono attorcigliata su me stessa, arbusto d'edera, egoista e meschina. Ecco il perché di questa rabbia. O forse è proprio per colpa della rabbia se sono così. Lei mi possiede sempre più di frequente, caldo il suo abbraccio, forti le parole. Convince, convince, è subdola, mi trasfigura in una persona che non sono io. Non ero io. Sono io.
E cerco le emozioni, e non le trovo. Mi rinchiudo in una prigione di cristallo, costruita con le corde di altri cuori, che battono, e battono, e battono, e io anelo a quel battito, sperando di assorbirlo, di farlo mio, e sigillo la porta della mia dolce prigione, e leggo, e continuo a leggere. I libri sono la mia prigione e i miei carcerieri, mi ammaliano, ho fame di loro, ho fame del calore della mano che li ha scritti. Prigioniera, sì, ma è lì che sono libera.
La mia vita è vuota e ora che me ne sono resa conto ho paura. Non sento la lontananza degli amici, non sento la mancanza del mio ragazzo, non sento nostalgia della casa che ho lasciato, non sento curiosità per quella nuova in cui sono. Niente emozioni, solo dati di fatto, scrollate di spalle, rabbia.
Le emozioni che amavo e a cui innalzavo inni sono evaporate nell'aria, sbiadite nel tempo.
C'è solo rabbia, e insofferenza, e voglia di gridare, e impossibilità di farlo.
Io non sento di vivere, osservo come spettatrice lontana la mia vita scorrere tra le dita bianche del tempo come sabbia, scivolare via, la giovinezza si allontana, un passo dopo l'altro, lenta e costante.
Mi guardo allo specchio. Il riflesso non mi piace, ma non riesco a distogliere lo sguardo. Non sono soddisfatta di come sono, ma al tempo stesso so che un giorno rimpiangerò ciò che ora disprezzo. Ma non riesco a gustare l'attimo fuggente. Troppi “ma” nella mia vita...
Sono giovane, il mio viso è senza rughe, ma se solo lo specchio mostrasse l'anima e non il corpo, sarei vecchia e deforme. Vecchia, ma non saggia. Solo stanca e stufa. Voglio, ma non so cosa. Forse solo libertà, libertà di non rispettare le regole, libertà di scegliere io le regole. Forse altro, non lo so. Non so più niente, ormai.
E mi sento vuota, e ho paura, e come al solito, penso a me.
Storia di una Veela
Titolo: Storia di una Veela
Personaggi: Fleur Delacour
Genere: Triste, Introspettivo
Storia di una Veela
Questa è la mia storia, la storia di Fleur Delacour. Ricordo quando tutti mi ammiravano, tutti mi apprezzavano, tutti mi notavano. Ma nessuno mi conosceva. A quanto pare sembravo dare l’impressione dell’Inavvicinabile, del Sogno Proibito, di quella che è stupenda fuori, ma che dentro è vuota.
E ne ero stufa.
Non sopportavo più gli sguardi ammirati e incantati dei ragazzi, quelli invidiosi delle ragazze.
Ad ogni modo, sono nata in Francia e mia nonna era una Veela. Questo è tutto ciò che è utile sapere della mia infanzia. Basta questo.
Ho frequentato l’Istituto di Beauxbatons, con ottimi risultati.
Poi, c’è stato il Torneo Tremaghi. Ero felice quando il mio nome uscì dal Calice. Pensai che forse avrei avuto l’occasione di dimostrare a tutti che valevo. Ero tutta sorrisi e occhioni, quelle sera. Quella sera ero felice.
Ma poi capii che anche quella volta ciò che si sarebbe notato sarebbe stata la mia bellezza. E niente di più. Ancora una volta.
I ragazzi mi guardavano insistentemente, e io, se mi sentivo buona, potevo regalare loro un’occhiata, un sorriso, magari addirittura un saluto, ma nessuno provò a conoscermi. Perlomeno, nessuno provò a conoscermi come amica.
Dopo la seconda prova anche il mio ego aveva subito una delusione: avevo fallito. Davanti a tutti. Naturalmente ero molto preoccupata per Gabrielle, anche perché lei era forse l’unica che mi voleva bene davvero, ma appena fui rassicurata sulle sue condizioni, un’aberrante domanda si rivelò ai miei occhi: avrei mai avuto il coraggio di farmi vedere vicino agli altri campioni? Loro, tutti loro, perfino il più giovane, Harry, ce l’avevano fatta. Io no. A quanto pare non ero all’altezza.
Finito il Torneo, con tutti i suoi orrori, tornai in Francia. Ma qualcuno non mi aveva scordato, l’unico ragazzo col quale ero riuscita a parlare normalmente, Bill Weasley.
Ricevetti infatti una lettera da parte sua, e molte altre ancora, in seguito. Lì la mia vita conobbe uno sprazzo di luce, un’energia positiva che mi custodiva in una bolla di sapone, immune agli attacchi della noia e dell’indifferenza. Finalmente, avevo lui. Ci fidanzammo e in seguito lui pronunciò la fatidica domanda, quella che ogni ragazza sogna di sentir dire dal proprio principe azzurro: “Vuoi sposarmi?” Sono solo due parole, ma valgono più di mille. Accettai e fissammo la data. Ma qualcosa, forse il destino, il giugno di quell’anno, volle rompere la mia bolla, chiudere quella parentesi di felicità.
Sangue, ferite, tagli, graffi. Il suo bel volto, ridotto ad uno scempio. La sua vita, rovinata, forse per sempre, così dicevano i Guaritori. Un fottutissimo lupo mannaro l’aveva attaccato, ma non durante una notte di luna piena. Quando l’attaccò, conciandolo in quel modo, era umano.
Lui voleva annullare il matrimonio, temendo che ne avrei risentito, che avrei potuto provare disgusto, guardandolo, coricandomi nel letto con lui, ma a me non importava.
“Sarò abbastanza bella per tutti e due.” gli dissi.
Ma qualcosa non andò secondo i piani, qualcosa, forse sempre il solito destino crudele, mi tolse l’unica cosa a cui tenevo davvero: lui. Le ferite erano troppe e troppo profonde. Morì tra spasmi di dolore, estraneo al mondo, senza vedermi, senza sentire i miei lamenti, senza sapere che il mio cuore si spezzava. Da quel momento non mi è importato più di nulla. Ho cominciato a trascurare il mio aspetto, non parlavo più con nessuno, mi trasferii, cominciai ad abitare da sola. Tagliai i ponti col passato.
Non ero più Fleur Delacour. Fleur Delacour era morta insieme a Bill. Nemmeno ora so chi sono, so solo che sto arrancando, giorno dopo giorno, in un mondo che mi è estraneo. Ma tiro avanti. E ricordo. Ricordo lui, ricordo noi, ricordo le promesse non mantenute, i sogni irrealizzati, le speranze infrante. E continuo ad arrancare…
Memories
Titolo: Memories
Genere: Drammatico
Rating: Per tutti
Tipo: One-Shot (un solo capitolo)
Memories
Ricordo come fosse ieri il giorno in cui ti ho vista per la prima volta.
Una ragazzina di 14 anni timida, ma coi suoi punti fermi, gentile, ma ostinata.
Mi hai colpito da subito, lo sai? Il tuo sorriso, quel sorriso così aperto e sincero, anche quello mi ha colpito, mi ha, come dire…affascinato. Avrei voluto vederti sorridere per sempre.
Ero cotto, decisamente, innegabilmente, irrimediabilmente cotto. Per mesi non ti ho nemmeno parlato, perché troppo impacciato e troppo poco esperto di quello strano, nuovo sentimento che col tempo avrei imparato a conoscere.
Finalmente, un giorno, saranno stati due mesi che ti osservavo da lontano, mi sono deciso a rivolgerti la parola. Fu un grande passo…Da allora ogni mattina, quando mi salutavi per i corridoi di scuola, come per magia vedevo tutto positivo, ero sempre di buon umore.
Eri il mio sole, il mio punto fermo e solo allora capii cosa voleva dire e cosa comportava amare.
È pur vero che per te ho sofferto tanto. Sapevo di non interessarti, lo percepivo, sentivo che per te ero solo un amico…e mi sembrava di impazzire.
Avevo paura di non riuscire più a contenermi e di dirti tutto quello che provavo nel tempo e nel modo sbagliato, avevo paura di rovinare la nostra amicizia, avevo soprattutto paura di perderti.
Eri un tesoro troppo prezioso ed ero davvero innamorato di te. L’avevano capito tutti, ormai.
I miei amici, le tue amiche, perfino gli insegnanti. Ma tu no. Per modestia, per scetticismo, per insicurezza, questo non l’ho mai saputo.
Sapevo solo che eri ciò che di più importante avevo, la persona che più ammiravo e che riusciva ad accettarmi quando gli altri non lo facevano, capirmi quando nessun altro ci riusciva e quando ne avevo bisogno.
Oserei dire che eri il mio angelo. A questo punto ti saresti messa a ridere, non è vero? Forse mi avresti guardato con lo stesso sguardo di tenerezza e pietà che mi hai rivolto quando, finalmente, ti ho detto tutto ciò che provavo per te, esattamente un anno dopo che ci eravamo conosciuti.
Dopo la mia epica confessione c’è stato solo un attonito silenzio, ricordi? Ero così imbarazzato…Ma il tuo bacio mi ha fatto rinascere, mi ha fatto vivere.
I ricordi si susseguono rapidi nella mia mente, momenti felici trascorsi insieme, litigi, immediate riappacificazioni, promesse, messaggi, lettere, telefonate interminabili, quelle telegrafiche giusto per dirsi “ti adoro” e riagganciare, ogni attimo trascorso insieme.
Come un film ripercorro queste immagini con la memoria e sorrido.
Ti amavo. Ti amo e ti amerò sempre.
Anche se so che non mi comparirai più davanti.
Anche se non sentirò più la tua voce.
Anche se le tue labbra saranno solo un ricordo per me.
Anche se vorrei abbracciarti e non posso.
Perché mi hai lasciato? PERCHE’?
Non capisco. Più ci penso e meno arrivo alla soluzione…Perché un ubriaco senza nome né volto, che non sapeva niente di te, di noi, ti ha investito quel giorno, dopo scuola?
Quell’uomo mi ha condannato a vivere di ricordi, ha condannato te a non vivere più.
E io non lo perdonerò, nonostante sappia che tu l’hai già fatto. Lo troverò, lo costringerò a vedere tutto ciò a cui mi ha costretto a rinunciare. Non gli torcerò un capello, non preoccuparti, ma i sensi di colpa lo uccideranno. E io avrò pace. Forse.
Il marmo bianco, le rose che ti ho portato, una data, un nome, una foto. È questo tutto ciò che ho di te adesso? No. I ricordi…ho ancora i ricordi. Mi straziano, è vero, ma vivo di loro, per loro. Vivo di te.
Ci incontreremo di nuovo, un giorno, lo so.
E aspettando quel giorno, continuerò a ricordare.
Per inaugurare
Eccomi qui, ad inaugurare questo blog. Esso servirà a contenere le mie creazioni, i miei racconti, le mie fan fiction e tutto quello che scrivo. Beh, non proprio tutto...Infatti al momento sono impegnata nella stesura di un "romanzo" (e le virgolette sono d'obbligo), ma sono ancora alla prima stesura (esattamente al capitolo 10 =P ). E' proprio da qui che ho preso spunto per il nome del blog e per il mio nick, infatti la protagonista comincia la sua avventura (se si può definire così) nel Bosco di Feithfandel...^_*
Ad ogni modo non posterò qui il mio romanzo, al massimo vi renderò partecipi della mia felicità quando concludo un capitolo...^^ Spero che qualcuno di voi mi aiuterà a migliorare i miei scritti, commentandoli e proponendo delle modifche, criticando (sono apertissima alle critiche, l'importante è che siano motivate, altrimenti non me ne faccio nulla, come, del resto, dei commenti "è bellissimo", "wow" e cose del genere).
Su di me dico solo che ho quasi 16 anni (...li compio tra meno di un mese! ^_^) e che ho finito la V ginnasio. Oltre alla scrittura amo leggere (in effetti scrittura e lettura vanno spesso di pari passo, senza la passione per una quella per l'altra non può svilupparsi), la musica, ascoltare le persone e cercare di aiutarle se hanno dei problemi e i paesaggi suggestivi. Sono abbastanza orgogliosa e nonostante io sia timida e riservata, quando mi prefiggo una meta faccio di tutto per raggiungerla.
Ecco, detto questo vi saluto! =) Alla prossima
-Feithfandel


